Hai mai inviato un Whatsapp alla befana?

Hai mai inviato un Whatsapp alla befana?

Se leggete questo articolo ce l’avete fatta! Anche quest’anno siete sopravvissute all’acquisto dei regali di Natale, ai luculliani pranzi e cene che si fondono in un’unica abbuffata, all’eccesso di zuccheri dei bambini intorno a voi, alle bevute di Capodanno e alla pressione di un primo dell’anno perfetto, sperando che il 2020 gli somigli.

Arriva la Befana: l’ultimo sforzo prima di tornare, nel bene e nel male, alle nostre vite. Ma chi è la Befana?

Potrei parlarvi di come è nata, delle celebrazioni pagane collegate ai cicli della natura, della contaminazione cristiana… ma non lo farò. La Befana per me è solo l’ennesimo personaggio che fa parte del nostro immaginario, un mito, un simbolo, proprio come Babbo Natale.

Babbo Natale è anziano, sì, ma quasi senza tempo: è risaputo che gli uomini invecchiando diventano più affascinanti e poi basta un cappello per mascherare la pelata. Perché nessuno l’ha mai visto senza cappello, giusto?

Un allegro nonnetto, paffuto (e nessuno direbbe mai grasso o sovrappeso), con una barba bianca e soffice. Un vestito rosso brillante e un cappello peloso a tenergli caldo. È simpatico a tutti, è popolare.

I bambini fanno i bravi al solo nominarlo. Gli scrivono lettere colorate, affidandogli tutti i loro desideri. Si fidano di lui. Gli lasciano dei biscotti e un bicchiere di latte vicino al camino.

Babbo Natale ha tantissimi aiutanti che fanno il lavoro sporco per lui (e lascio a voi immaginare possibili parallelismi): elfi, folletti e Amazon.

Ha un villaggio tutto per sé, con soffice neve incontaminata (neanche il cambiamento climatico sembra scalfirlo). E profumo di biscotti allo zenzero.

Va in giro per il mondo su una comoda slitta, guidata da splendide renne (che da poco ho scoperto essere femmine, perché in inverno i maschi non hanno le corna! Ma questo nessuno ce lo aveva mai detto!).

La Befana è vecchia e basta. È grinzosa, rugosa, con un inquietante naso adunco, corredato da bozzi deformi. È brutta, rinsecchita, curva, indossa vestiti laceri e scarpe bucate (anche se sempre in inverno viaggia!). Molto spesso incute timore ai bambini.

Perché una donna quando è vecchia e sola e si permette di avere anche dei poteri, non può che essere una strega.

Nessun bambino chiede qualcosa alla Befana, nessuno si spreca a scrivere una letterina, nemmeno un Whatsapp. Anche perché dove dovremmo spedirla la lettera? Probabilmente non ha nemmeno una dimora stabile la Befana.

Quale altro mezzo magico avrebbe potuto avere una donna, se non una scopa? Del resto pensate a tutta la fuliggine che può aver alzato quel panzone di Babbo Natale!

La Befana non sorride, al massimo sogghigna appena sopra la scucchia.

Non sappiamo come sia la sua voce, perché non le è stata data voce.

Befana è anche un’offesa, si usa per indicare una donna acida, brutta, arcigna (praticamente come viene ritratta una femminista).

Ma lei imperterrita, anche se nessuno le ha chiesto niente, anche se nessuno le dice grazie o le lascia qualcosa da mangiare, prende il volo e porta caramelle alle bambine e ai bambini. E anche il suo carbone è dolce.

La Befana è decisamente sottovalutata!

Proviamo a reimmaginarla questa Befana.

Che se ne frega del suo aspetto e non si agghinda nemmeno in occasione delle feste. Che se ne infischia del giudizio degli altri. Che reclama il suo momento di protagonismo senza chiedere permesso. Che porta con orgoglio il conto degli anni e ogni ruga come un trofeo di vita. Che la scopa che le hanno dato per ramazzare la usa per volare, alto, dove vuole. Che non ha bisogno di aiutanti o di aiuto. Che ce la fa da sola. Che è libera e se la ride sotto quei baffi, che probabilmente ha, senza sentire il dovere imperativo di depilarsi.

Immaginiamola come una super donna, come noi. Raccontiamola così alle bambine perché le tradizioni possono anche essere belle ma cambiano col tempo e se il messaggio che porta non ci piace allora cambiamola questa tradizione, adattiamolo a un tempo nuovo.

Possiamo immaginare una Befana femminista che arriva con l’Epifania e tutte le feste maschiliste se le porta via!

di Beatrice Gnassi

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