Feminist your tales – La mistica della femminilità

Feminist your tales – La mistica della femminilità

Spread the love
Tempo di lettura: 5 minuti

«The problem that has no name» è la questione numero uno per Betty Friedan. Un problema senza nome condiviso da innumerabili donne americane. Mi sento incompleta, mi pare di non esistere, e una villetta più luminosa o un potente sedativo o un marito nuovo non leniscono l’irrequietezza. La questione è chiara: «È davvero questo che voglio essere?».

La madre di Betty era giornalista ma, come tante altre, ha lasciato un lavoro appassionante per dedicarsi alla famiglia. E anche Betty scrive, lucida cronista dell’insofferenza delle donne americane. Si laurea in psicologia allo Smith College nel 1942, svolge un anno di perfezionamento a Berkeley e poi si sposa con un impresario teatrale. Per dieci anni è moglie, madre di tre figli e ogni tanto giornalista freelance. Come desiderare destino migliore?

Qualcosa tuttavia non funziona. Ancora una volta. Per questo Betty decide di contattare le ex compagne dello Smith College e inviare loro un questionario per sapere se sono davvero soddisfatte, bionde e smaglianti come prescritto.

Ebbene, molte rispondono di no. Si sentono prive di identità, limitate a un lavoro ripetitivo, deluse, avvilite, raggirate. Sono per lo più donne di classe media che hanno lasciato studi e carriera per realizzarsi come casalinghe e che ora vivono uno stato di frustrazione indicibile. Nel senso che non trova parole perché, di fatto, non ce ne sono.

Betty Friedan decide di estendere la ricerca con altri questionari, incontri e discussioni. Il risultato della sua lunga indagine si traduce in La mistica della femminilità, libro dirompente che sconcerta l’America del baby boom. Un testo cruciale che diventa presto un best seller internazionale. Talmente cruciale che ancora oggi la rivista americana conservatrice Human Events lo annovera tra i libri più pericolosi del XX secolo.

L’autrice descrive con limpidezza e una buona dose di sarcasmo la situazione di milioni di donne, offre parole efficaci per articolare quel problema senza nome e per scommettere sulla libertà femminile. Denuncia, puntuale e rigorosa, il regresso americano, documentando l’abbassamento dell’età del matrimonio e la graduale diminuzione della percentuale di donne che frequentano il college rispetto agli uomini. Se in passato si erano battute pretendendo l’istruzione superiore, ora vanno a scuola a caccia di un buon partito, e più della metà abbandona gli studi temendo che un eccesso di istruzione sia di ostacolo al matrimonio. Perché nessun uomo vorrebbe una moglie troppo colta. E quale migliore destino se non quello di diventare reginetta della casa, imbellettarsi, cucinare, tirar su rampolli e peonie, dilettare il proprio consorte?

La mistica della femminilità, secondo Betty Friedan, è il piano di persuasione architettato da educatori, psicanalisti e direttori di giornali, allo scopo di produrre un’elevata quantità di casalinghe condiscendenti. E pazienza se poi aumentano le relazioni extraconiugali e l’abuso di alcolici e psicofarmaci.

Il risultato è un’immagine mortificante di serena docilità.

No, assicura Betty, così non va. Affettuose pacche sul sedere, tacchino arrosto con salsa di mirtilli, figli allegri e disciplinati, e poi quel malessere vago e persistente. Conformismo, finzione e intima obiezione. Una terribile spossatezza.

Ecco perché l’autrice suggerisce alle donne di procurarsi un lavoro fuori casa e di dedicare molta, molta meno energia alla famiglia: «Ritengo che le loro energie sprecate continueranno a essere distruttive per i mariti, per i figli e per loro stesse, finché non verranno adoperate in un proprio rapporto con il mondo. Ma quando le donne, al pari degli uomini, emergono dalla vita biologica per realizzare la propria piena umanità, il resto della loro vita può diventare il tempo delle più alte soddisfazioni»[i].

Per questo Betty Friedan conduce campagne contro la rappresentazione convenzionale della donna nella pubblicità, sostiene la ratifica dell’Equal Rights Amendment, cioè uguale retribuzione per uguale lavoro, la promozione delle donne nelle campagne elettorali con l’istituzione dei Women’s Political Caucus, e la legalizzazione dell’aborto rivendicata dal movimento Pro-Choice. Fonda inoltre, con la collaborazione di altre donne, il gruppo Now, National Organization for Women, per modificare la legislazione allo scopo di eliminare le ineguaglianze tra donne e uomini.

BRANI DE LA MISTICA DELLA FEMMINILITA’

Per molti anni un problema è rimasto sepolto, inespresso, nella mente delle donne americane. Una strana inquietudine, un senso di insoddisfazione, un desiderio tormentato che le donne hanno cominciato a sentire intorno alla metà del XX secolo negli Stati Uniti.

Per oltre quindici anni, tra milioni di parole scritte sulle donne e per le donne, non si è detto nulla di questo desiderio, nei libri e negli articoli di esperti che assicuravano che il compito delle donne fosse trovare appagamento come mogli e madri. Più e più volte, dalle voci della tradizione e di una certa sofisticazione freudiana le donne hanno inteso di non poter desiderare destino migliore che quello di gloriarsi della propria femminilità.

La casalinga di quartiere residenziale: era questa l’immagine ideale delle giovani americane, e l’invidia, si diceva, delle donne di tutto il resto del mondo. La casalinga americana: libera per merito della scienza e degli elettrodomestici dalle fatiche, dai pericoli della gravidanza e dai malanni della nonna. Sana, bella, istruita, preoccupata esclusivamente del marito, dei figli, della casa. Ha trovato la vera realizzazione femminile. In qualità di casalinga e di madre, nel mondo del maschio, era rispettata come sua completa e paritaria compagna. Era libera di scegliere mobili, vestiti, elettrodomestici, supermarket. Aveva tutto ciò che le donne hanno sempre sognato.

Durante i quindici anni successivi la fine della Seconda Guerra Mondiale, questa mistica della realizzazione femminile è divenuta il caro e perpetuo elemento centrale della cultura americana. Milioni di donne si conformavano alle deliziose immagini dei rotocalchi che esibivano la casalinga americana di quartiere residenziale mentre, dalla finestra, salutava il marito con un bacio, depositava una vagonata di figli davanti alla scuola e sorrideva passando la lucidatrice nuova di zecca sul pavimento immacolato della cucina. […]

Se una donna aveva un problema, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, sapeva che doveva esserci qualcosa di sbagliato nel suo matrimonio, oppure in se stessa. Le altre donne erano soddisfatte delle loro vite, pensava lei. Che razza di donna era, se non sentiva questa misteriosa realizzazione mentre dava la cera al pavimento della cucina? Era talmente imbarazzata ad ammettere la propria insoddisfazione che non poteva sapere quante altre donne la condividevano. Se cercava di spiegarlo al marito, lui non capiva nemmeno di cosa stesse parlando. In realtà non lo capiva nemmeno lei stessa. […]

A volte ho percepito il problema, non come reporter, intendo, ma come casalinga di un quartiere residenziale, nel periodo in cui crescevo i miei figli a Rockland County, New York.

Cos’era dunque questo problema senza nome? Quali parole utilizzavano le donne quando tentavano di esprimerlo?

La mistica della femminilità afferma che il più alto valore e il solo dovere per la donna è, per l’appunto, la realizzazione della propria femminilità. Ancora, sostiene che il grande errore della civiltà occidentale è stato sottovalutare questa femminilità, talmente misteriosa e intuitiva e prossima all’origine della vita che forse la scienza dell’uomo non sarà mai in grado di comprenderla. Ma per quanto speciale e differente sia, non è in alcun modo inferiore alla natura maschile e sotto alcuni aspetti, forse, può essere superiore. All’origine del turbamento delle donne, assicura la mistica, sta il fatto che in passato hanno invidiato gli uomini e hanno cercato di essere come loro, anziché accettare la propria natura, che può realizzarsi nella passività sessuale, nel dominio maschile e nelle amorevoli premure materne. […] La mistica rende la casalinga-madre, che non ha mai avuto l’occasione di essere altro, il modello per tutte le donne. Presuppone che, per quanto riguarda le donne, la storia abbia raggiunto hic et nunc una soluzione definitiva e gloriosa.[ii]


[i] Ivi, p. 309.

[ii] Ivi, pp. 24, 26-28, 46.

Per saperne di più su Betty Friedan e La Mistica della femminilità, puoi leggere la nostra guida galattica FEMINIST YOU. La trovi in libreria, online o nel nostro store:

Feminist you – Guida galattica per le femministe in erba

https://www.liguana.it/Store/feminist-you

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Follow by Email
Facebook
Instagram