Feminist your tales – Ciò che sono

Feminist your tales – Ciò che sono

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Tempo di lettura: 3 minuti

La befana viene di notte, sfreccia su una scopa, ridendo come una pazza. Ce la disegnano vecchia, un po’ brutta, col naso bitorzoluto: una strega (e su questo tema potete leggere anche il post di Beatrice sulla Befana). Magari pure “zitella”. Ci ridiamo su, evviva l’autoironia. Ma nella settimana dell’epifania vogliamo parlarvi di una donna che non guidava la scopa, no. Guidava una monoposto. Non è ironia, quella di questo mercoledì, ma celebrazione. Celebriamo le donne con un racconto di forza, di tenacia e di velocità: la nostra Chiara C. ha provato a mettersi nei panni di Lella Lombardi per un racconto di Formula 1.

Ciò che sono

Il circuito di Montjuich. Lo conosco a memoria: ogni singola curva, ogni possibile ostacolo. Non sono una stupida, conosco i rischi che corro. E corro. Perché la corsa è ciò che sono.

L’ho sempre fatto, da quando appena maggiorenne sfrecciavo sul furgone per consegnare la carne del negozio dei miei. Un’autista donna, assurdo, vero?

Fittipaldi si è ritirato, alla McLaren manca un pilota. Le rosse sono ferme davanti, decise, pronte. Mi solletica l’idea di poterle raggiungere.
In un certo senso il bianco della mia March mi rispecchia: puro, come la mia passione, gentile, come i miei modi.

Il circuito di Montjuich: una trappola mortale. Le proteste di ieri hanno ottenuto pochi risultati, in Formula 1 niente cambia finché non ci scappa il morto. Che quel morto sia una donna, in fondo, quante possibilità ci sono? Ironia matematica. Sono l’unica.

Non è passato nemmeno un secondo e sono in mezzo alla ressa. Il rombo del motore. Il mondo che scompare. L’adrenalina nelle vene.
Il momento in cui ti manca il fiato, il tempo si ferma ed entri in un’altra dimensione, adattandoti ai suoi ritmi e alle sue insistenti richieste… vorrei saperlo descrivere meglio.
Una frazione di secondo, il minimo errore: sei morto. Fine della corsa, game over. Ma io sono malata di una malattia dalla quale è impossibile guarire. La velocità.
Una droga.

È finito il primo giro e Fittipaldi, Wilson, si ritira. Come Merzario, per la Williams. Ma io no. Vado avanti.
Una donna non dovrebbe rischiare la vita in pista. Una donna potrebbe rimanere a casa a sfornare i bambini di un marito in carriera. Lo definiscono “privilegio”. Ma credo che intendano “prigionia”. Saresti così carina, Maria Grazia. Me lo sento dire spesso. Perché non ti fai crescere i capelli. Ma io il casco non me lo tolgo. Non mi tolgo la tuta. Il peso della macchina è schiacciante, il cambio, durissimo. Ma anche con le braccia e le gambe a pezzi, non mollo mai. Perché io corro.

25° giro, 1 alettone staccato, 4 morti tra il pubblico e molti feriti. Il caos.
La gara viene fermata e il nostro punteggio dimezzato. Mezzo punto. Lo porterò con me, nel silenzio, nell’onore, lo riporterò a casa mia, per la mia famiglia, per i miei amici.
Per tutte le donne, perché si sentano libere di essere ciò che sono davvero.


Maria Grazia “Lella” Lombardi è stata la prima e per ora unica pilota donna di Formula 1 a guadagnare punti. Mezzo punto, per la precisione. Seconda donna a raggiungere l’agognata monoposto, Lella è orgoglio d’Italia ed esempio per tutte le donne. Questo racconto vuole essere un tributo a lei.

di Chiara Castello

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