Feminist your tales – (Non) T’appartengo

Feminist your tales – (Non) T’appartengo

Il racconto di oggi è sottile e leggero come una confidenza tra amiche, come un prezioso consiglio assaporato insieme a un caffè e come tale arriva dritto alla mente: ti consiglio di non sopportare, ti consiglio di vivere. Da una penna fresca e giovane, il racconto di Arianna Capogrossi, che si racconta così:

Arianna ha 27 anni. Ama leggere, scrivere e la buona cucina. Il tempo libero lo passa in compagnia dei suoi amici e del suo fedele cagnolino. La vita le dà sempre uno spunto per scrivere qualcosa di nuovo.

(Non) T’appartengo

Vorrei raccontarti un episodio di vita di una conoscente e per farlo voglio cominciare dal principio.
Settembre 2016: una ragazza di ventidue anni, inesperta dell’amore e delle relazioni conosce un ragazzo di un’altra città. Il loro è un incontro particolare, fin dai primi sguardi lei pensa che ci sia qualcosa di magico in lui. Lui che è così intraprendente, sicuro di sé e che da quando si sono fidanzati la tratta come fosse una regina. La ragazza è davvero felice, ormai pensa di aver avuto tutto dalla vita: una famiglia che la adora, gli amici, la carriera lavorativa e infine l’amore. Tuttavia da un giorno all’altro le cose cambiano: lui è furioso perché la sera prima lei non gli ha risposto al telefono e perciò si sente autorizzato a mortificarla e a raccomandarsi che non succeda più. Comincia una lunga serie di scenate di gelosia, dettate dalla distanza pensa lei, ma la verità è che non esiste giustificazione alla violenza verbale. La pazzia di quel ragazzo, apparentemente perfetto, genera in lei un blocco e anche quando lui le urla contro le cose peggiori, la ragazza non trova la forza di reagire e, per paura, non si ribella mai a quei trattamenti quotidiani. Passano sette mesi dal loro fidanzamento e la situazione degenera: lui è ossessivo e maniacalmente geloso, odia che lei si confidi con le sue amiche, odia la famiglia di lei ignara di tutto, non sopporta l’idea che possa avere una propria vita e la schernisce in tutte quelle che sono le sue idee. Ogni volta che va a trovarlo nella sua città, lui non l’accoglie più abbracciandola, ma rimproverandola per qualsiasi pretesto e, di nascosto, le spia il telefono. Ogni parola detta da lei per difendersi è motivo di scherno e mortificazione. La ragazza è esausta, non ce la fa più a vivere così, ormai non parla più né con i suoi amici né con i suoi genitori. Vive di lui che amore non le dà. Finché un giorno succede l’inaspettato: nella casa del ragazzo, per sbaglio, urta contro un mobile del salone scatenando la furia della bestia che le urla in faccia che è una povera idiota. La voce di lui è alta e forte, rimbomba nella testa di lei come una dozzina di piatti in porcellana che cadono con violenza sul pavimento, i suoi occhi pieni di odio, quelli di lei pieni di lacrime. Ancora una volta la ragazza non reagisce e per paura scappa in bagno. Si guarda allo specchio, con il viso tagliato dalle lacrime e per la prima volta dopo sette mesi capisce di non essere più la stessa che era: il suo volto è scavato, gli occhi non hanno più la luce di un tempo e sono ricoperti di grigio. In quel preciso istante promette a se stessa che quella sarà l’ultima volta. L’ultima volta che avrebbe pianto per paura, l’ultima volta che avrebbe permesso a un uomo di alzare la voce e di farsi umiliare. Prende tempo per riuscire a rabbonirlo e, tornata a casa dai suoi, si sente libera dopo mesi di sofferenza. E lo lascia definitivamente.

Questo racconto ha una morale importante: che non occorre arrivare alla violenza fisica. Donna, ragazza, non sottovalutare i segnali di pericolo, non tollerare mai che un uomo ti prenda a male parole e, in quel caso, allontanalo immediatamente. Soprattutto ricordati che non è sinonimo di amore chi non ti permette di vivere la tua vita, privandoti delle cose che ti fanno stare bene. Ti ama chi ti affianca, chi è presente, chi ti fa ridere, chi ti aiuta a superare le difficoltà e ti incoraggia sempre.

di Arianna

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