Feminist your myth – Wangari Muta Maathai

Feminist your myth – Wangari Muta Maathai

In questo periodo si è tanto parlato di come l’ambiente sembri essere rinato con il lockdown causato dal Covid19, che ha costretto uomini e donne a rallentare i ritmi. Ritmi fatalmente collegati all’inquinamento. Il risultato? Mari, laghi e fiumi cristallini, aria pulita, perfino animali selvatici che passeggiano nei grandi centri urbani deserti.

Ci è voluta una pandemia per risanare la natura. Eppure c’è chi lotta da sempre per il bene dell’ambiente. Come Wangari Muta Maathai, biologa, ambientalista e attivista politica keniota, nata a Nyeri il 1° aprile 1940, prima donna kenyota a ricevere il Nobel per la pace.

Quando il Kenya era ancora una colonia inglese, alle figlie dei contadini Kikuyu non era permesso frequentare la scuola. Uno dei fratelli di Wangari, però, convinse i genitori a lasciare che la sorella frequentasse la scuola elementare con lui. Wangari si rimboccò le maniche: da quel momento la sua vita fu soprattutto duro lavoro, ma anche tante gratificazioni.

Dopo un percorso scolastico brillante fu ammessa al liceo Nostra Signora di Loreto, l’unico liceo femminile del Kenya. Conseguito il diploma, ottenuto anche grazie a qualche borsa di studio, frequentò il college di St. Scholastica e l’università di Pittsburgh. Nel 1966 Wangari fu la prima donna dell’Africa centrale a conseguire una laurea in Scienze biologiche e a ottenere una cattedra in Veterinaria all’Università di Nairobi.

Wangari Muta Maathai si impegnò per mettere i propri studi e la propria posizione al servizio del cambiamento del suo Paese. Nel 1977, durante la giornata mondiale per l’ambiente, con altre donne piantò in un parco i sette alberi che costituirono la prima «cintura verde» che diede vita a un movimento ecologista, il Green Belt Movement. Negli anni ’80 Wangari portò all’attenzione pubblica le questioni ambientali e il problema del disboscamento, piantando 30mila alberi per tutta l’Africa.

I suoi interessi però non si fermavano all’ambiente: donne, bambini e la lotta per la democrazia e per una società multietnica furono gli altri suoi interessi. La sua azione incoraggiò soprattutto le donne africane a battersi per una vita migliore.

Chiaro che il suo lavoro non era ben visto dal regime. Fu picchiata, diffamata e incarcerata.

Il copione si ripete: quando le donne alzano la voce, nei regimi che riservano loro il gradino più basso della società, fanno paura, tanta. Loro, invece, non temono niente.

Infatti nel 1997 Wangari si candidò alle elezioni contro il presidente Daniel Toroitich Arap Moi e nel 2002 venne eletta Ministro per Ambiente, risorse naturali e fauna, carica che ricoprirà fino al 2007.

Divenne la voce delle migliori forze africane e della lotta per promuovere la pace e il benessere nel continente e per questo fu insignita di numerosi premi internazionali, tra cui il Global 550 dell’ONU e il Goldman Environmental Award. E nel 2004 ricevette il Premio Nobel per la pace per «il suo contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace».

Wangari morì a Nairobi il 25 settembre 2011 per un tumore. Il 14 marzo 2019 il Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano ha dedicato una targa in memoria di Wangari Maathai.

Quando tornerai per le strade con il cielo sopra la testa e non il soffitto del salotto, mi raccomando: tira una bella boccata d’aria e dedica un pensiero affettuoso alla mitica Wangari, che si è battuta anche per te.

di Lucrezia Benedetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Follow by Email
Facebook
Instagram