Feminist your myth – Mary Daly

Feminist your myth – Mary Daly

Mary Daly, la chiesa e il secondo sesso

Non è una novità che la Bibbia sia antica e insigne promotrice delle consuetudini patriarcali. Quello che forse ancora non sai, invece, è che alla fine dell’Ottocento un gruppo di studiose nordamericane elabora una Woman’s Bible, mentre all’inizio del Novecento l’Alleanza internazionale Giovanna d’Arco si propone di assicurare l’uguaglianza delle donne in tutti i campi con il motto «pregate Dio, Ella vi esaudirà».

Nonostante questo, quando la giovane brillante americana Mary Daly sceglie di studiare teologia e filosofia cattolica è costretta a trasferirsi nel vecchio continente, alla facoltà di Teologia di Friburgo che, essendo statale, non può escludere le donne. Durante le lezioni impartite in latino da domenicani in abiti lunghi e bianchi, nell’aula affollata i posti accanto a Mary sono sempre vuoti: lei è una donna, e i compagni seminaristi non intendono certo lasciarsi indurre in tentazione.

Nel 1973 Mary Daly scrive La chiesa e il secondo sesso, con l’obiettivo evidente di misurarsi tanto con le tematiche sollevate da Simone de Beauvoir quanto con le sacre scritture, le tesi dei teologi e le affermazioni dei papi. Un’indagine appassionata per denunciare l’impianto patriarcale che struttura giudaismo e cristianesimo.

Ma Mary Daly si spinge ben oltre, e per andare a fondo della faccenda prende di mira nientemeno che l’Onnipotente. Caustica e senza mezzi termini, con tono incalzante e perentorio, in Al di là di Dio, getta le basi di una teologia femminista.

«L’immagine biblica e popolare di un Dio simile a un grande patriarca celeste che ricompensa o punisce secondo la propria misteriosa e apparentemente arbitraria volontà ha dominato la fantasia di milioni di persone per migliaia di anni. Il simbolo del Dio Padre, proliferato nell’immaginazione umana e reso credibile dal patriarcato, a propria volta ha reso un servizio a questo tipo di società facendo sembrare giusti e appropriati i suoi meccanismi per l’oppressione della donna». In pratica, se Dio è uomo, l’uomo è Dio.

Ebbene, i racconti della creazione e della caduta narrati nella Genesi non sarebbero altro che la trasposizione mitica dell’asservimento e dell’oppressione della donna nella società patriarcale.

uomo risulterebbe certo un’assurdità, se non fosse giustificata dall’intenzione di affermare la preminenza maschile. Ordine genealogico indiscusso: Dio, l’uomo e, ultimissima, la donna. Così come il fatto che la responsabilità del peccato originale ricada inesorabilmente su Eva deriva dall’esigenza di additare la donna come capro espiatorio primigenio, per legittimare il disprezzo maschile nei suoi confronti e insinuare in lei un implacabile senso di colpa. Cacciate in un angolo buio della società patriarcale «le donne sono state condizionate a considerare riprovevole ogni atto che affermi il valore dell’ego femminile».

Ma è venuto il momento in cui la perversa discendente di Eva pretende di affermare la propria identità per smettere il ruolo di subalterna. Tocca alle donne, a questo punto, nominare le cose.

È questa l’occasione buona per mettere fine al cosiddetto «Mondo dello Specchio», in cui la materia è appannaggio femminile mentre il suo doppio spirituale è monopolio degli uomini. E infine, una volta per tutte, dare vita a una sorellanza cosmica. «La libertà di cadere fuori dall’Eden si ottiene a prezzo di infrangere lo specchio. La libertà-evoluzione-sopravvivenza della nostra specie richiederà una continua, comunitaria tensione verso il divenire. Ciò equivale a forgiare la grande catena del divenire nella sorellanza che può circondare il non essere, costringendolo a ritirarsi in se stesso».

Ecco, dunque, perché è necessario sbarazzarsi quanto prima dell’autorità dell’Altissimo. E sconfessare un Dio antropomorfo che risponde soltanto alle preghiere degli uomini, per accogliere la rivelazione di un dio delle donne che è metamorfosi e divenire. Un verbo, certo, ma coniugato all’infinito.

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