Feminist your myth – Kamala Harris

Feminist your myth – Kamala Harris

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Kamala Harris | L'Iguana feminist publishing

Kamala Devi Harris nasce nel ‘64, più precisamente il 20 ottobre, quindi ricordiamoci tutte di farle gli auguri tra poco.

Dove partire quando si parla di una donna tanto caparbia e talentuosa?

Partiamo dalle origini, indo-americane per la precisione, nata in Oakland da mamma biologa immigrata da Chennai e papà economista di origine giamaicana.

Gli studi? Intraprende un percorso di studi alla Howard University e alla Hastings College of the Law di San Francisco e dopo il percorso accademico lavora come vice procuratore distrettuale della Contea di Alameda per otto anni e nel 2003 viene eletta procuratore distrettuale di San Francisco e nel 2007 rieletta per la stessa carica ricoprendola fino al 2011. Procuratrice generale della California nel 2010 e rieletta poi nel 2014, Kamala Harris è la prima donna e prima persona asio-americana a ricoprire quel ruolo.

Una donna, un mito, che noi Iguane non potevamo lasciarci sfuggire.

Tralasciando per un momento tutti i suoi, non indifferenti, successi politici, vogliamo occuparci nello specifico del suo presente.

Scelta il 12 agosto di quest’anno dal candidato democratico Joe Biden, è candidata come vicepresidente in vista delle elezioni presidenziali americane.

Inutile dire che noi ci auguriamo che sia lei la prima donna a diventare vice presidente degli Stati Uniti. Pare che il posto più alto del podio sia fatto per lei.

Viene descritta dalla stampa come la versione in gonnella di Obama, sentivamo il bisogno di paragonare una donna ad un uomo, il suo CV non parlava abbastanza chiaro riguardo le sue competenze. Certamente, e su questo non si può dissentire, visto le suo origini ed il suo matrimonio (con un uomo bianco ed ebreo) la Harris alla Casa Bianca, nel caso di vittoria da parte di Biden, sarebbe sicuramente la giusta cartina tornasole della società multietnica americana. Un’ottima opportunità di rappresentanza anche religiosa vista la sua appartenenza alla chiesa battista nera e la stretta vicinanza all’ebraismo. È anche contraria alla pena di morte e nel corso della sua carriera politica si è battuta per un percorso di cittadinanza per gli immigrati illegali, per l’estensione dell’assistenza sanitaria, ambientalista, per la legalizzazione delle droghe leggere e l’aumento delle tasse per ricchi. Ovviamente Trump e il suo staff non hanno mancato di definirla una sinistroide radicalizzata che porterà il moderato Biden alla radicalizzazione.

Che Kamala punti alla Casa Bianca comunque non è una novità. Dopo essere stata eletta senatrice della California, Harris non molla il colpo e tre anni dopo prova la corsa verso la Casa Bianca, ritirandosi ancora prima ancora dell’inizio delle primarie. Un tentativo, che ha lasciato il segno, visto che in una trasmissione televisiva attaccò proprio Biden sulla questione razziale. I due si conoscevano già, infatti Harris era amica del figlio dell’attuale candidato alla presidenza. Che Biden abbia visto in lei quello che in tanti si aspettano e vogliono per il nuovo governo? Cambiamento e diritti, due parole care all’avvocata orgogliosamente indo-americana.

Ora, oltre al suo compleanno, attenderemo con ansia anche martedì 3 novembre per scoprire quale presidente sceglieranno gli americani. Se Biden riuscirà a battere Trump, Kamala Devi Harris sarà la prima donna entrare nell’ufficio di presidenza degli Stati Uniti. Noi siamo pronte e ci auguriamo, incrociando le dita, di incontrarla anche nel 2024, magari in corsa per la presidenza.

di Lucrezia Benedetti

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