Feminist your myth – Grazia Deledda

Feminist your myth – Grazia Deledda

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All’anagrafe Grazia Maria Cosima Damiana Deledda, ma per tutti semplicemente Grazia Deledda, la prima donna italiana a ricevere il premio Nobel nel 1926.

Ho scoperto questa autrice troppo tardi. Al liceo nessuno mi ha mai parlato di lei, nemmeno all’università c’è stato qualcuno che si è soffermato sulle sue opere. Ho dovuto aspettare che fosse mia madre, in un pomeriggio estivo, a consigliarmi Canne al vento, il suo romanzo più noto, e scoprire così questa autrice.

Sarò sicuramente una persona distratta, ma mi chiedo perché nessuno mi abbia mai parlato dell’unica donna italiana premio nobel e di quel capolavoro che è Canne al vento? In compenso ricordo, e so ancora recitare a memoria, la poesia San Martino di Giosuè Carducci.

Ma torniamo al nostro mito, Grazia Deledda. Sarda, classe 1871, quarta tra sette sorelle e fratelli di una famiglia agiata e benestante che le permise di ricevere un’ottima istruzione.

Il primo ad accorgersi del suo talento fu il suo professore di italiano, successivamente l’amico e giornalista Enrico Costa, e come lui altri uomini supportarono e riconobbero il talento della Deledda che già nell’88 pubblicava i suoi romanzi a puntate. Anche Giovanni Verga ed Emilio Cecchi apprezzarono molto le sue opere e la sua scrittura.

Sposatasi nel 1900 Grazia inizia una nuova vita, ma sempre nel riserbo e nella compostezza che la contraddistinsero, con il marito Palmiro Madesani.

Dai suo compaesani non era ben vista, a loro dire descriveva la Sardegna come un luogo inospitale e arretrato. Ma suo marito, che capì il talento della moglie, mollò il suo impiego da funzionario del Ministero delle Finanze e divenne suo agente, suscitando non poche invidie. Celebre è l’episodio di “gelosia” di Luigi Pirandello, che per sbeffeggiare il comportamento dei due coniugi scrisse il ben poco noto (e forse anche trascurabile!) Suo Marito: un’aperta invettiva contro, il servilismo di Palmiro. Sicuramente l’autore siciliano non era l’unico a trovare strano che una moglie fosse più importante e famosa del marito…

Non so dove incasellare le opere di Grazia Deledda, se nel decadentismo o nel verismo, non sono una critica letteraria. Sicuramente, però, so che se avessi letto un suo romanzo da adolescente o semplicemente qualcuno mi avesse parlato di lei, ne sarei stata orgogliosa. Troppi saggi, sussidiari, antologie mi son capitati tra le mani con capitoli dedicati a uomini non più talentuosi di Grazia Deledda, alla quale ancora oggi non si dedica la giusta importanza. Anche le donne scrivono e non solo svenevoli romanzi d’amore.

Dell’opera di questa grande scrittrice, che fu anche traduttrice, va ricordata la sua vocazione verso la sua Sardegna, che non smise mai di raccontare anche attraverso la forza dei suoi personaggi. Le vicende sono basate sulla vita, la morte, il dolore e il fato, non ci sono sconti per i protagonisti, proprio come nella vita di tutti i giorni. Il destino può aspettare anni prima di compiersi, anche senza bisogno di alcuna spiegazione razionale… ma perché, quando mai è servita?

di Lucrezia Benedetti

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