Feminist your music – Un Día

Feminist your music – Un Día

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Tempo di lettura: 3 minuti

Un día voy a ser otra distinta,
Voy a hacer cosas que no hice jamás.
No va a importarme lo que otros me digan

Ni va a importarme si resultará.
Voy a viajar, voy a bailar, bailar, bailar, ¡quiero bailar!
Voy a vivir en el medio del campo y a las mañanas me vo(y) a levantar
Para ordenar (me va a costar). Me gustará. ¿Cuándo será?

Un día voy a hacer todo distinto,
Voy a arreglar la ventana de atrás.
Voy a cantar las canciones sin letra

Y cada uno podrá imaginar
Si hablo de amor o desilusión,
Banalidades o sobre Platón.
Si hablo de vos o de color,
Si hablo de música, nuestra pasión.

Un día voy a ser otra distinta
Voy a hacer cosas que no hice jamás.

Voy a cantar las canciones sin letra
Y cada uno podrá imaginar.
Voy a viajar, vagar…

Video: https://www.youtube.com/watch?v=NsMYnERBR8Y

Ms. Molina doesn’t imitate anyone. She has too much fun just being herself.

New York Times

Juana Molina, cantautrice argentina classe 1962, esordisce poco felicemente a metà anni ’90 con un album autoprodotto praticamente ignorato e una serie di date statunitensi a locali vuoti. Il lungo ritiro che ne consegue serve a farle prendere coscienza della potenza della sua proposta, una delle più originali dell’era del folk digitale, con un uso vocale prossimo al suono puro e una scrittura mollemente espressionista, capace di diventare tanto sequenza armonica aliena per le sue grida sottovoce, quanto semplice stornellata folk che viceversa risulta aberrata dalle sfumature del canto, spesso prossimo al chiacchiericcio bambinesco, alle tiritere non-sense, o al frasario incantato di un mistico. (Ondarock)

Ogni inizio porta con sé propositi e desideri. In prossimità del nuovo anno facciamoci aiutare dalla potenza che sprigionano suoni e parole di questa canzone, che vogliono essere un perentorio augurio per tutte noi: Un giorno sarò diversa, farò cose che mai ho fatto prima, non mi importerà di ciò che diranno gli altri. (Un día voy a ser otra distinta, / Voy a hacer cosas que no hice jamás. / No va a importarme lo que otros me digan).

Il brano procede poi con l’elencazione di una serie di voglie che nascono in maniera pura dall’interiorità (Voy a viajar, voy a bailar, bailar, bailar, ¡quiero bailar!) e che sono totalmente libere dalla paura del giudizio (Ni va a importarme si resultará). L’autrice è impegnata in prima persona nella battaglia per l’espressione delle naturali inclinazioni a dispetto delle altrui aspettative, essa ha più volte affermato che è impossibile dare ciò che non si ha dentro: il risultato sarebbe ridursi ad una fotocopia sbiadita di un originale che in fondo è altro da sé.  

Intervistata, nello studio di casa sua, afferma: “Era difficile mantenere un’immagine diversa da ciò che realmente sono”. Concludo con una riflessione e alcune domande di Sark: “Ci impediamo di essere troppo chiassose, troppo diverse, o ECCESSIVE. Tuttavia bramiamo la nostra individualità, la nostra essenza scatenata e speciale. Vogliamo vivere le nostre avventure ed essere riconosciute per ciò che siamo davvero. Chi siete voi dopo che gli ospiti se ne sono andati a casa? Chi siete dopo che vi siete struccate e svestite? Che cosa sognate? Quali sono le vostre letture? Come vi limitate? Chi siete?”

Mi piacerebbe che il martellante loop della canzone One day diventasse l’inizio della pagina dei propositi per il nuovo anno, e che a seguire ci fossero tutti i nostri “Voglio” espressi senza censure, paure e limiti. Attenzione: se lo cantiamo al contrario potrebbe diventare: Day one. Buon inizio!

di Francesca Ferrari

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