Feminist your music – Deluderti

Feminist your music – Deluderti

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Tempo di lettura: 3 minuti

“Non assomiglio ad una linea di contorno/
Quella la disegnano gli stronzi come te.”

Con quali versi rivendicheresti la tua complessità?

Deluderti

Maria Antonietta

Io non ho intenzione di deluderti
Ma questa è la mia faccia
La mia fiducia non intatta
Un vago senso di presenza eterna
E se non mi amerai
Avrai i tuoi pensieri
Anche io ho i miei
Non te li dico mai
Mentre con Dio io mi ci trovo bene
Perché almeno Lui ha ampissime vedute

Non assomiglio ad una linea di contorno
Quella la disegnano gli stronzi come te

Probabilmente, sì, sarebbe molto facile
Esistere (esistere) in una forma semplice (semplice)
E vagamente buona (vagamente buona)
Probabilmente una

Comunque io non ho intenzione di deluderti
Ma questa è la mia festa
E tutto quello che mi resta
È un vago senso di presenza eterna

Non assomiglio ad una linea di contorno
Quella la disegnano gli stronzi come te

Probabilmente, sì, sarebbe molto facile
Esistere (esistere) in una forma semplice (semplice)
E vagamente buona (vagamente buona)
Probabilmente una

Io non ho
Io non ho intenzione di deluderti
Io non ho intenzione di deluderti
Io non ho intenzione di deluderti
Io non ho intenzione di deluderti

Video:  https://www.youtube.com/watch?v=D7HpNnshI3Q

Maria Antonietta, pseudonimo di Letizia Cesarini (Pesaro, 26 agosto 1987), è una cantautrice, musicista e scrittrice italiana. Ha all’attivo 4 album e un Ep, molti singoli e svariate collaborazioni, dai Tre Allegri Ragazzi Morti ai Chewingum. Lavora anche per il mondo del teatro, lei stessa ha composto le musiche per una versione inedita di uno spettacolo di Dario Fo e Franca Rame (regia di Sandro Mabellini). Nel 2018 è uscito il sui primo libro, Sette ragazze imperdonabili.

Deluderti è un pezzo tratto dal suo ultimo album che ha come filo rosso una consapevolezza maturata negli ultimi anni: la felicità passa spesso attraverso la delusione delle aspettative altrui, sovente anche delle proprie. Sarebbe comodo vivere in una forma semplice e vagamente buona – come si ripete nel testo – ma è proprio questo concetto che viene stigmatizzato contro la fatica che comporta il prendersi a carico l’espressione della propria essenza. Aderire all’anima è una sfida, ma questa è la mia faccia, ma questa è la mia festa: la posta in gioco è troppo alta per non provarci.

Cosa mi dovrebbero insegnare i versi di questa canzone? Che cosa potrei imparare dalle donne che si sono volute esprimere?

È la stessa Maria Antonietta che risponde: ”A non sentirmi  in dovere di semplificarmi, di censurarmi, di ammorbidirmi. A prendermi sul serio, a darmi una possibilità. Ad avere fiducia e a non sentirmi in colpa se ho molti desideri e se molti di questi desideri sono folli per la maggior parte delle persone. Ad accettare il fatto che sono molte cose contemporaneamente e spesso in conflitto fra loro. Ad accettare i miei spigoli, la mia complessità, ma anche le mie risorse interiori, sorprendenti, maggiori di quelle che credevo di avere. Mi hanno insegnato a essere pronta al fatto di non sentirmi mai pronta di fronte a nulla di ciò che accade, o potrebbe accadere, in questa vita. E, pur non sentendomi pronta, a non sottrarmi mai. Mi hanno insegnato che quello che dici e fai esiste, e ha valore, anche senza un pubblico, che non è l’approvazione di qualcuno che rende valido e vero il tuo lavoro, o quello in cui credi, o quello per cui combatti.”

Lasciamo che altri disegnino le linee di contorno, abbiamo il coraggio di deludere sorridendo. Rendiamo giustizia a ciò che siamo veramente!

di Francesca Ferrari

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