Feminist your movie – Ratched

Feminist your movie – Ratched

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Tempo di lettura: 5 minuti

In questi giorni, ogni volta che apro internet o uno qualsiasi dei miei profili social, mi imbatto nel volto di una donna dallo sguardo risoluto ma inquietante, incorniciato da un’acconciatura retrò, un copricapo verde da infermiera e due labbra laccate rosso sangue: è l’attrice Sarah Paulson, protagonista della serie di cui tutti parlano: “Ratched”.

È ottobre inoltrato, il freddo comincia a farsi sentire e Halloween è alle porte: non potevo non farmi tentare da questa serie horror-politica

Un consiglio: astenersi dalla visione se si è molto sensibili e/o deboli di stomaco. Alcune scene sono davvero molto forti e la storia non è certo una favoletta: si parla di malattia mentale (in modo profondo e non scontato) e forse non tutte siamo pronte a calarci in questa atmosfera.

RATCHED

Titolo originale: Ratched  | Regia: Ryan Murphy | Cast: Sarah Paulson, Cynthia Nixon, Sharon Stone | Anno: 2020  | Nazionalità: USA | Durata: Prima serie: 8 episodi di circa 58 minuti ciascuno | Distribuzione Italiana: Netflix Italia

Sinossi: Nel 1947 Mildred Ratched inizia a lavorare come infermiera in un rinomato ospedale psichiatrico… ma sotto il suo aspetto raffinato si cela un lato oscuro.

[sinossi dal sito Netflix Italia https://www.netflix.com/it/title/80213445]

Perché è un film femminista: Mildred è “tutto quello che una signora nella sua posizione non dovrebbe essere” (parole sue). Nonostante i suoi abiti perfettamente consoni all’eleganza del momento, Mildred incarna il modello contrario di quello che ci si aspetterebbe da una donna, specialmente nei puritani anni Quaranta: è sola, non vuole figli, non si impressiona assistendo all’esecuzione di una lobotomia e accetta la compagnia di amanti occasionali ma non è ancora cosciente di essere lesbica. Ma quante donne come lei avranno vissuto in quegli anni, nascoste dietro la maschera della perfetta donna di casa? “Ratched”, finalmente, ce le mostra senza filtri.

Ma questa serie fa di più: ci presenta dei personaggi femminili complessi, oscuri e sfaccettati, che pur essendo ben integrati nella buona società dell’epoca, ne restano comunque ai margini, nascondendo segreti difficili da confessare. Ognuna di loro vive la propria croce della differenza e lotta all’emancipazione e alla libertà come una guerra solitaria e silenziosa, ma che alla fine sarà il vero collante verso la sorellanza che le unirà.

Ryan Murphy, il regista, ha inoltre il merito di mostrarci sullo schermo un amore lesbico, non tra due giovani ragazze, ma tra due donne mature, due quarantenni che devono vivere la loro relazione in una società che condanna il lesbismo come malattia mentale. E chi poteva interpretarle meglio di Sarah Paulson e Cynthia Nixon, loro stesse lesbiche e da tempo impegnate per i diritti delle comunità LGBTQI?

Insegnamento femminista
Insegnamento femminista

L’insegnamento di Mildred: Il suo motto (da fare nostro) è “Educata sempre, sottomessa mai!”. Mildred è sempre perfetta, nei suoi tailleur di alta sartoria in nuances pastello, i capelli color rame raccolti in un chignon appuntato sulla nuca, il rossetto sempre a posto. Da una signora così bene educata ci si aspetterebbe condiscendenza e ubbidienza. Ma è proprio con questo aplomb che MIldred pretende il rispetto che le è dovuto, soprattutto dagli uomini con cui deve confrontarsi. Con risposte impeccabili (ne ha per tutti!) che escono dalle sue labbra come carezze ma che hanno la forza di uno schiaffo ben assestato, rimette a posto i suoi interlocutori e poi se ne va ancheggiando sui suoi tacchi. “Non metta la mano su di me in quel modo, Governatore.” esclama con pacatezza e un sorriso benevolo al governatore che, in posa per una foto, ha trovato una scusa per palpeggiarla.

Immersa in una luce al neon verde acido che molto ricorda i fumi che escono da una pozione velenosa, Mildred ha il fascino, l’eleganza e la mente perversa di una strega disneyana.

Questo contrasto così marcato, tra apparenza e sostanza, tra esterno ed interno, tra superficie e interiorità,che caratterizza il personaggio diMildred Ratched, si riscontra anche nelle ambientazioni e nella scenografia che la circondano: l‘ospedale psichiatrico Lucia State Hospital si trova all’interno di in un’elegantissima villa immersa nella campagna californiana che originariamente ospitava un centro benessere. Gli ambienti sono arredati con pezzi di design eleganti e dai colori confetto, lampadari con gocce di cristallo e mazzi di fiori su ogni tavolo (sembra quasi di entrare nel Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, con una grande predilezione, al posto delle sfumature di rosa, per un verde acido che ricorda invece degli effluvi velenosi).

Negli spazi che ospitavano le saune, luminosi e piastrellati con mattonelle dalle delicate tonalità latte e menta, si perpetra la tortura (perché di questo si trattava) dell’idroterapia, in cui i pazienti vengono chiusi, alternatamente, in vasche di acqua bollente e poi piene di ghiaccio, nell’illusoria e crudele convinzione di guarirli dalla malattia mentale…

Ho fatto una breve ricerca in rete in merito al significato di “ratched” (il cognome di Mildred) perché mi incuriosiva l’idea che fosse un verbo coniugato al passato.

”To ratch” non esiste, ma ho trovato il termine “ratchet” e mi è sembrata particolarmente calzante questa definizione per la protagonista scomoda di questa serie: “Ratchet è un termine gergale che può significare “eccitante” o “eccellente”, spesso usato come termine di empowerment tra le donne.  Il termine è stato utilizzato in precedenza, tuttavia, come un insulto che caratterizza una donna come “eccessivamente drammatica” o “promiscua”.

È curioso come cambino i significati a seconda del punto di vista di chi parla: nell’ambiente femminile una “ratchet woman” è una donna potente, mentre nell’ambiente maschile/ista diventa una poco di buono…

La frase da segnarsi: Mildred Ratched: “Avevamo un detto al fronte: se salvi una vita, sei un eroe. Se salvi 100 vite, sei un’infermiera!”

Link al trailer: https://www.netflix.com/it/title/80213445

Un approfondimento: Forse non sai che il personaggio di Mildred Ratched si rifà a quello della caposala del romanzo “Qualcuno volò sul nido del cuculo”di Ken Kesey – adattato per il cinema da Milos Forman nel 1962 (con Jack Nicholson). E non a caso, il personaggio dell’infermiera Ratched è stato votato  2° Miglior Cattiva nella storia del cinema dall’American Film Institute nel 2003.

La curiosità: Su Instagram, come ti dicevo, vedo di continuo il viso di Sarah Paulson. Questa artista inglese che vive in Francia l’ha addirittura dipinta su un piatto. Lei si chiama Josephine e il suo progetto (nato al tempo del Covid-19) è originale, molto interessante e anche femminista!

Nella home-page del suo sito spiega: “Il primo giorno di lockdown, mi ritrovo in mezzo al nulla senza niente da fare e nessun foglio su cui scarabocchiare. Mia madre si avvicina e mi porge una pila di piatti. Niente carta, nessun problema. Madri, amiche, confidenti, sorelle, artisti, amanti, figlie. Così tante donne estremamente brillanti nel mondo. Voglio celebrarle tutte. Su piatti.

Dai un’occhiata al suo lavoro: sono sicura che ti piacerà!

https://josephine-dessine.myshopify.com/

di Valentina Torrini

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