Feminist your movie – Oriana Fallaci

Feminist your movie – Oriana Fallaci

Tempo di lettura: 4 minuti

Secondo un’interessante ricerca di Wired.it, (che trovi qui, se ti interessa leggere per intero l’articolo sugli stereotipi di genere nel cinema: https://www.wired.it/play/cinema/2014/10/02/donne-film-fanno-giornaliste/) sembra che i personaggi femminili nei film facciano quasi sempre le giornaliste (quando non sono meri oggetti di “arredamento”, sono esseri parlanti e hanno un ruolo di spicco nella storia…). L’articolo ha un tono accusatorio, come se il mestiere di giornalista, per una donna, fosse un ruolo collaterale: ai margini della notizia, dell’azione, della guerra. Chi troviamo al centro dell’azione invece? Naturalmente, l’uomo. Non sono d’accordo! E’ per questo che oggi ti racconto, attraverso un documentario, la figura di una donna che la guerra l’ha vista da vicino, l’ha vissuta sulla sua pelle e l’ha raccontata nei suoi articoli e nei suoi libri: Oriana Fallaci.

ILLUMINATE. ORIANA FALLACI: IL LATO OSCURO DELLA LUNA

Titolo originale: Illuminate. Oriana Fallaci: Il lato oscuro della Luna | Regia: Marco Spagnoli | Cast: Sabina Impacciatore | Anno: 2019 | Nazionalità: Italia | Durata:  49 min. | Distribuzione Italiana: Raiplay

Sinossi: Nel 2019 la Rai ha prodotto una serie di docu-film originali per raccontare alcune donne italiane del nostro tempo dalle vite straordinarie, per farle conoscere alle nuove generazioni di giovani donne e uomini che possano raccoglierne l’eredità, il messaggio, l’esempio. Tutti i documentari sono disponibili gratuitamente sulla piattaforma Raiplay. Il primo episodio vede come protagonista Oriana Fallaci, raccontata dall’attrice Sabina Impacciatore, che ne ripercorre la vita, tra luci e ombre, e ci fa conoscere la donna, la giornalista, lo “scrittore” (come amava definirsi) attraverso le parole di amici e colleghi e stralci di interviste ad Oriana.

Perché è un film femminista: Adorata dal padre partigiano (che durante un bombardamento disse alla piccola e spaventata Oriana, contro stereotipo machista che ci vuole delle “femminucce”: “Una bambina non piange!”), staffetta partigiana lei stessa, l’Oriana (con l’articolo, come si dice a Firenze, sua città natale) nella guerra ci era nata e voleva capirla.

E’ stata reporter di guerra in Vietnam per L’Europeo, inviata per Il Corriere della Sera durante la guerra del Golfo; si definiva “uno scrittore prestato al giornalismo” e Giovanna Botteri la elegge “la più grande giornalista italiana del Novecento”: il suo esempio di caparbietà ha fatto capire alle ragazze che potevano farcela, tracciando il sentiero per quelle sarebbero venute dopo!

La sua blusa da marine, che usava in azione, appesa come un trofeo ad una parete della sua casa di New York, fu ricamata da lei stessa con il suo nome e cognome e la scritta “Press Baoc”. Sul suo zaino compare la scritta: “Se uccisa in azione, riportate il corpo all’ambasciatore Torneta”. Perché come un soldato, anche una giornalista può morire sul campo! Tanto è vero che Oriana fu ferita il 2 ottobre 1968 a Città del Messico, durante quello che è passato alla storia come il massacro di Tlatelolco. Lo stato in cui si trovava, dopo le ferite e l’operazione subita, le ha impedito di mettersi alla macchina da scrivere, ma Oriana voluto ugualmente dare la propria testimonianza sui fatti di cui è stata anche protagonista ed ha inciso su nastri tutto il racconto.

L’Oriana era una donna complicata, complessa, difficile. Le sue interviste venivano definite un “corpo a corpo”.

Una delle più famose fu quella con l’ayatollah Ruhollah Khomeyni (l’allora Imam iraniano portatore di una disciplina islamica fondamentalista), che accettò di essere intervistato per la rima volta da una donna, purché indossasse il chador. Oriana racconta che dopo qualche minuto, infastidita dalla costrizione del velo, se lo strappò di dosso: un vero gesto di sfida! (qui puoi leggere l’intervista per intero.

Ma Oriana non fu solo una giornalista appassionata e irriverente, ma anche e soprattutto una femminista convinta, negli anni più caldi della lotta per i diritti delle donne: parlò a favore dell’aborto (“A restare incinta siamo noi donne, che a morire partorendo o abortendo siamo noi: la scelta è nostra! Che a voi piaccia o no!”. Capito Salvini?!?), scrisse un libro dal titolo provocatorio “Il sesso inutile”, profetizzava la libertà sessuale per tutte le donne.

L’Oriana è stata a tutti gli effetti una donna libera, difficilmente incasellabile in una definizione. Sfaccettata, appassionata, innamorata, difficile. Questo docu-film ci fa intravedere in tutti questi aspetti la persona Oriana Fallaci, una figura che vale la pena approfondire. Leggendo i suoi articoli, i suoi romanzi, guardando i vari documenti disponibili on-line (molti su Raiplay).

Se ancora non la conosci, guarda questo film e poi leggi “Un uomo”, il romanzo dedicato all’amore della sua vita Alekos Panagulis, rivoluzionario e poeta, morto nel 1976 in un misterioso incidente stradale.

La scena da vedere e rivedere: Il 27 Marzo 1976 Oriana partecipa al programma televisivo di Rai 1 «AZ Un fatto come perché»: una sintesi della sua personalità combattiva in pochissimi secondi: «Non mi interrompa perché io mi arrabbio!».

Presentazione del docu-film

Link al docu-film completo su Raiplay

Un approfondimento: Prima di Oriana Fallaci, un’altra figura importante per il giornalismo mondiale, ma soprattutto femminile, fu Nellie Bly, la prima giornalista investigativa e creatrice del genere di giornalismo sotto copertura, ma anche la prima donna corrispondente di guerra.

Nel 1887 si fece rinchiudere per 10 giorni nel sanatorio femminile sull’isola di Blackwell (a sud-est di Manhattan), per raccontare le terribili condizioni delle pazienti.

Joseph Pulitzer, direttore del New York World, ebbe poi l’idea di realizzare quello che lo scrittore francese Jules Verne aveva immaginato in uno dei suoi libri più conosciuti,”Il giro del mondo in 80 giorni e puntò proprio  su Nellie e la sfidò a realizzare il viaggio in meno di 80 giorni. Il 14 novembre 1889 la giornalista partì da Hoboken: per percorrere 40.000 chilometri impiegò 72 giorni!

Sempre su Raiplay, guarda questo delizioso cortometraggio dell’illustratrice francese Pénélope Bagieu dedicato a Nellie Bly, perfetto per far conoscere la figura di Nellie ai giovani: https://www.raiplay.it/video/2020/03/indomite-s1e2-nellie-bly-e737c7b5-6cf3-4115-ba07-22b2c823362c.html

di Valentina Torrini

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