Feminist your movie – La regina degli scacchi

Feminist your movie – La regina degli scacchi

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Tempo di lettura: 4 minuti

Anche io sono capitolata di fronte a Elisabeth Harmon, ai suoi occhi grandi, lo sguardo concentrato, le onde ramate del caschetto sullo sfondo di una scacchiera. I primi piani della giovane e magnetica Anya Taylor-Joy nei panni de “La Regina degli scacchi” affollano la rete. E se tutti ne parlano, un buon motivo c’è: questa nuova mini-serie Netflix è da non perdere!    

Regina degli scacchi | L'Iguana feminist publishing

LA REGINA DEGLI SCACCHI

Titolo originale: The Queen’s Gambit | Regia: Scott Frank | Cast: Anya Taylor-Joy,Bill Camp, Marielle Heller | Anno: 2020  | Nazionalità: USA | Durata: 7 episodi di 46-67 min. | Distribuzione italiana: Netflix Italia

Sinossi: In un orfanotrofio negli anni ’50 una ragazzina rivela un talento incredibile per gli scacchi che la porta verso la fama, ma intanto lotta con un problema di dipendenza.

[sinossi da https://www.netflix.com/it/title/80234304]

Perché è un film femminista: Questa mini-serie racconta innanzitutto la genesi di una bambina orfana molto caparbia che si afferma come donna, trova la sua emancipazione (non senza difficoltà) e arriva al successo in un mondo prettamente maschile, solo grazie alle sue capacità intellettive.

Ma “La regina degli scacchi” fa molto di più.

Innanzitutto parla di mestruazioni e di assorbenti con delicatezza, ma apertamente. Lo scambio di un assorbente è il clic che fa scattare la complicità tra Beth e una ragazza che partecipa al primo torneo di scacchi. Ma il mostrare come utilizzarlo sarà la chiave che apre lo scrigno dell’affetto e la fiducia tra la ragazza e la madre adottiva, Alma, che da quel momento sarà per Elisabeth un supporto silenzioso ma costante (anche se in seguito la inizierà ai piaceri dell’alcool…).

Gli scacchi per Elisabeth diventano un rifugio e un’ossessione.

Sì perché dietro la facciata della bambina prodigio, intelligente e determinata, si nasconde quella di una ragazza profondamente complessa, sregolata, con un passato difficile di abbandono e perdita, che vengono sopperiti con l’abuso di sostanze psicotrope, droghe e alcool. Elisabeth Harmon è insieme genio e follia, passione e intuito, depressione e trionfo.

Insegnamento femminista
Insegnamento femminista

L’insegnamento di Beth: Noi donne siamo spesso (troppo) vittime della sindrome dell’impostore, quella sensazione per cui non ci sentiamo mai all’altezza e, quando raggiungiamo un traguardo, non ci sentiamo fino in fondo di meritare il successo ottenuto. Ma ognuna di noi ha qualcosa in cui riesce bene: un hobby, una passione, una dote innata. E allora facciamo come Beth, che è completamente e ciecamente sicura di sé e delle sue capacità scacchistiche e rivendica la sua bravura in maniera a volte anche un po’ insolente e sfacciata, non permettendo a nessuno, nemmeno ai grandi campioni (maschi) di sottovalutarla o sminuirla.

Per dirla in gergo scacchistico, Elisabeth non accetta mai che una partita vada a “patta”, cioè a pareggio: il suo obiettivo è quello di vincere. A tutti i costi.

Beth: “Vincerò”

Alma Wheatley: “Non ne ho alcun dubbio, cara!”

Coltiviamo anche noi la nostra passione, crediamoci fermamente e portiamola avanti con determinazione, anche a costo di sembrare arrogante, proprio come Beth! Chissà che, prima o poi, non venga fatta una serie anche su una di noi!

La frase da segnarsi:

Alma Wheatley: “Che stai facendo?”

Beth: “Sto rigiocando le mie partite: sto cercando i miei punti deboli”

Alma Wheatley: “E?”

Beth: “Non ne ho!”

La scena da vedere e rivedere: Il balletto di Beth sulle note di “Venus” degli Shocking Blue: una ragazza libera e disinibita che afferma la propria anima ribelle in perfetto stile Sixties.

A goddess on a mountain top
Was burning like a silver flame
The summit of beauty and love
And Venus was her name

Link al trailer: https://www.netflix.com/it/title/80234304

La curiosità: La serie è basata sull’omonimo romanzo uscito nel 1983 di Walter Tevis. Ti chiederai se il personaggio di Elisabeth Harmon sia basato su una storia vera. In effetti, Trevis ha inserito nel romanzo alcuni particolari autobiografici, come il suo amore per gli scacchi, ma anche la tragica dipendenza da alcool e droghe. Ma per creare il personaggio della protagonista , Trevis si è basato sulla figura del famoso scacchista statunitense Bobby Fischer: lo stile di gioco di Beth è in gran parte ripreso da quello di Fischer e, inoltre, lo stesso giocatore di scacchi è diventato campione del mondo dopo aver sconfitto un russo, in piena guerra fredda. Ma io preferisco di gran lunga la trasposizione che ne ha fatto Scott, con protagonista una giovane donna che si afferma in un ruolo di “potere” in un ambiente declinato soprattutto al maschile!

Un’altra curiosità: Il titolo originale della serie è “Queen’s Gambit”, ovvero Gambetto di donna” una mossa di apertura antichissima, già conosciuta nel 1497, usata ancora oggi nel repertorio dei grandi maestri degli scacchi, che si svolge facendo avanzare un pedone sul lato Ovest della scacchiera (anche conosciuto come il lato femminile), per “offrirlo” all’avversario, cercando un successivo vantaggio pur sacrificando la pedina.

Un approfondimento: In una intervista per Collider (https://collider.com/anya-taylor-joy-interview-the-queens-gambit-the-northman/), l’attrice Anya Taylor-Joy confessa il suo rapporto simbiotico con il personaggio di Beth: “Ho dato l’anima per questo ruolo. Eravamo io e Beth, e Beth e me. Abbiamo affrontato un viaggio insieme. E non ho mai avuto un legame così forte con un personaggio: se lei passava una brutta giornata, succedeva lo stesso anche a me”.

Se ti è piaciuta la sua performance, puoi rivederla anche nel ruolo di Emma, nell’omonimo film diretto da Autumn de Wild e tratto dal romanzo di Jane Austen. Un’altra eroina ribelle, viziata e anche un po’ presuntuosa,  ma sicuramente icona di un femminismo ante-litteram.

di Valentina Torrini

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