Feminist your movie – Dio è donna e si chiama Petrunya

Feminist your movie – Dio è donna e si chiama Petrunya

Tempo di lettura: 3 minuti

Cosa succede se una donna sovverte tutte le regole e si dimostra come e meglio dei maschi? Se in più ci troviamo in uno sperduto villaggio della Macedonia, il risultato sfiorerà il grottesco.

Il film di cui ti racconto oggi è stato una delle rivelazioni dell’ultima Berlinale (anche se si è accaparrato un premio minore, quello della giuria indipendente) e vede nei panni della protagonista l’esplosiva esordiente Zorica Nusheva: un vero vulcano di energia!

Ecco di cosa parla…

Dio è donna e si chiama Petrunya

Titolo originale: Gospod postoi, ì e Petrunya | Regia: Teona Strugar Mitevska | Cast: Zorica Nusheva, Labina Mitevska, Stefan Vujisic | Anno: 2019 | Nazionalità: Macedonia, Belgio, Francia, Croazia, Slovenia | Durata: 70 min. | Distribuzione Italiana: Teodora Film (http://www.teodorafilm.com/)

Petrunya è una donna di trentadue anni che vive in un villaggio della Macedonia del Nord. Ha un fascino tutto suo che però non risponde ai “regolari” canoni di bellezza. Dopo un colloquio andato male (con un datore di lavoro molto maschilista), Petrunya si ritrova sulle sponde del fiume dove sta per iniziare una cerimonia religiosa: il pope getta una croce di legno nell’acqua e chi degli uomini riuscirà a prenderla, avrà fortuna e prosperità per l’intero anno. Peccato che sia Petrunya ad uscire dai gelidi flutti con in mano la croce… 

Perché è un film femminista: Quello di poter recuperare la croce è un diritto che la religione riserva ai soli maschi; il fatto che ci riesca una donna, scatenerà un putiferio. Dovranno cercare di risolverlo le due autorità del paese: il pope e il comandante della polizia (ovviamente due uomini…).

Pope: “Ha infranto tutte le regole!”

Comandante: “Quali regole?”

Pope: “E’ una donna!”

Il solo fatto di essere una donna, che ha superato una ventina di uomini in questa impresa così virile, sarà la “giustificazione” sociale per cui ricadano su di lei le peggiori offese, minacce, violenze: una donna non ha diritto di scegliere, né tantomeno di poter ambire a prosperità e fortuna.

Petrunya attraverserà letteralmente una vera e propria via crucis, con la sua croce nello zaino, percorrerà un corridoio di uomini che le sputano addosso insulti, urlandole in faccia che è solo una puttana (del resto una donna che non abbassa la testa, come altro può essere svilita?…).

Ma Petrunya non si arrende. Spalleggiata soltanto da una giornalista che si fa portavoce della sua causa, difenderà con le unghie e con i denti il suo diritto a tenere la croce. Lo fa reagendo ad un’ingiustizia, ma mai con la volgarità che le viene invece rivolta; dialogando alzando la voce (come è giusto che sia), ma non con la violenza animalesca con cui viene invece attaccata e ribadendo con fermezza di non essere inferiore a nessuno.

Anche dal punto di vista visivo, le riprese rispecchiano la claustrofobia di una mentalità ristretta e meschina, con inquadrature quasi mai a tutto campo, che tagliano fuori dallo schermo parti del volto e del corpo degli attori. Spesso le scene sono idealmente divise da linee (cornici di porte, ringhiere, spigoli), come sbarre di una cella che rinchiudono e separano chi vi agisce all’interno.

Eppure il lieto fine arriva, perché chi ha detto che Dio non sia una donna? 

Link al trailer: https://youtu.be/7WfM8ZgXU2Y

La scena da vedere e rivedere: Petrunya e la sua amica sono in camera di quest’ultima. Petrunya trova il busto di un manichino a cui la ragazza ha sostituito la testa con quella di una donna: “Magari sarà più felice così”, sussurra Petrunya. This is a man’s world, but it wouldn’t be nothing, nothing without a woman or a girl.

L’approfondimento: Teona Strugar Mitevska è una regista e attivista femminista macedone. Gli ultimi film che ha diretto sono When the day had no name (2017), in cui un pluriomicidio scuote la pacifica comunita di una cittadina macedone, e The woman who brushed off her tears (2012), storia di due madri appartenenti a due diverse nazioni e culture, (Francia e Macedonia) ma accomunate dalla lotta per evitare di cadere nei loro ruoli predeterminati nella società. Teona è solita lavorare con fratelli e sorelle in vari ruoli produttivi e creativi; per esempio il ruolo dell’impavida giornalista è interpretato da Labina Mitevska, sorella della regista e anche produttrice del film.

La curiosità: Il film è tratto da un episodio realmente accaduto. Quella di raccogliere una croce gettata nell’acqua, è una tradizione dell’Epifania ortodossa. Nel 2014 è stata una donna a recuperarla. Essendo stata più brava dei maschi, non voleva restituire l’oggetto nonostante le pressioni e ne è nato un caso, anche mediatico a cui la Mitevska si è ispirata.

di Valentina Torrini

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