Feminist your health – Le tue reti neurali femministe

Feminist your health – Le tue reti neurali femministe

Lo sai che nel tuo cervello alcuni gruppi di neuroni si sono alleati per rispondere velocemente agli stimoli? Alcuni probabilmente riguardano proprio questioni di genere: per esempio cosa è meglio tu faccia o non faccia in quanto donna.

Vediamo un po’. Quando tuo marito rimane spaparanzato sul divano, e tu invece ti occupi delle faccende domestiche dopo un’intera giornata di lavoro. O quando pensi sia naturale abbandonare il tuo impiego dopo essere diventata mamma. O ancora quando magari ti senti a disagio all’idea di indossare una minigonna. Ecco, nella tua testa si sono attivati specifici gruppi di neuroni, detti appunto reti neurali.

I pensieri non sono strutture che vagano in una realtà inaccessibile, tipo il pianeta Venere, al di fuori della tua portata. Questi «copioni» costituiscono invece reti neurali all’interno del tuo sistema nervoso. Un’abitudine, una credenza, un’esperienza che ha richiesto un grande coinvolgimento emotivo crea una rete di neuroni che lavorano insieme formando una sorta di consorzio, detto appunto rete neurale.

È come quando guidi un’automobile: ogni volta che ti metti al volante, attivi il file del guidare. Il tuo cervello ha registrato la pratica in una rete neurale e tu fai ricorso a questa, in modo inconsapevole, ogni volta che utilizzi un’auto. Questo meccanismo è di grande praticità per il tuo quotidiano perché è veloce, immediato, utilizza poca energia e ti permette di non dover imparare da zero ogni giorno.

Comporta però alcuni svantaggi, quando le informazioni inserite finiscono per essere limitanti per te.

Affermazioni che hai sentito dire e ripetere a partire dalla tua infanzia sui ruoli che in quanto donna dovresti incarnare nella società hanno formato molteplici reti neurali che scaricano insieme. Alcune, potrebbero riguardare, dicevo poco fa, la credenza che è la donna a doversi sobbarcare mestieri di casa o cura dei figli e vestire secondo determinati canoni. Queste sono solo alcune delle frasi che forse ti sei sentita ripetere dalla tua famiglia, o che hai percepito dall’ambiente circostante, dalla televisione, dai giornali.

Più questa influenza è stata marcata o più esperienze forti hanno riguardato questi ambiti – per esempio, essere stata rimproverata solo tu, e non tuo fratello, per non aver aiutato la mamma, essere stata ripresa perché all’asilo hai sollevato la gonnellina per gioco – più il tuo cervello ha creato questi gruppi di neuroni che si attivano insieme ogni qual volta sei inserita in quell’ambito.

Così ti ritrovi a recitare ancora una volta il medesimo copione, per cui certi atteggiamenti ti appaiono normali anche se ti fanno stare male. Il tuo cervello ha messo a punto quel copione come difesa, per non farti soffrire e permetterti di essere accettata dall’ambiente intorno a te. Così questi pensieri sono diventati naturali, automatici.

Ma tu non abbatterti. Se hai voglia di cambiare, ne hai l’opportunità!

Le neuroscienze ti vengono in aiuto perché hanno scoperto che il tuo sistema nervoso è plastico: certo, durante l’infanzia la sua capacità era massima, ma conserva comunque un margine di plasmabilità per tutta la vita.

Fantastico, non trovi?

Dunque, hai la possibilità di trasformare quelle credenze limitanti sull’essere donna per vivere finalmente a modo tuo la femminilità!

E come attuare questo cambiamento?

Volerlo fortemente è il primo passo da compiere. Il secondo è porre la tua attenzione a tutte quelle abitudini sessiste che stai trascinando con te e che ti fanno star male. Il terzo è azzardare alcune modifiche nel pensiero e nel comportamento in modo da creare una nuova rete neurale. Ripeterti un mantra aiuta molto: indossare la minigonna è un mio diritto, le madri possono scegliere se lavorare o meno, anche gli uomini sono capaci di rassettare la casa. Più a lungo ripeterai una frase o un atteggiamento, lasciandoti coinvolgere emotivamente, e più facilmente creerai la tua nuova rete neurale che disintegrerà la vecchia, ormai in disuso.

Certo, il cammino è impegnativo, ma vuoi mettere che figata avere reti neurali femministe?

di Marta Fiorio

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