Feminist radar – Neurosessismo, Marie Curie e le altre

Feminist radar – Neurosessismo, Marie Curie e le altre

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Uno dei milioni di stereotipi di genere che impattano sullo sviluppo delle donne e sulla parità è il tentativo disperato di provare che esiste un “cervello maschile” e un “cervello femminile” (vi consiglio di leggere i libri di Cordelia Fine!). La maggior parte degli studi che vanno in questa direzione sono stati accusati di essere privi di rigore scientifico e realizzati con metodologie tendenziose e fallaci. Quello che gli studi più recenti e accurati provano è che il cervello è in realtà un organo estremamente malleabile che si modifica in base a molti fattori esterni, anche nel corso della vita. Le differenze, minime, sarebbero per cui non innate ma indotte dall’ambiente esterno.

Raffaella Rumiati, docente di Neuroscienze cognitive alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste e autrice di molti libri sul tema, commenta così le dichiarazioni sulle differenze tra uomo e donna basate sulla dimensione del cervello: “La grandezza del cervello è proporzionale al resto del corpo. Sarebbe come dire che le persone basse sono meno intelligenti di quelle alte”.

Gina Rippon, neuroscienziata dell’Università di Birmingham, ha affermato “Ogni differenza è in realtà estremamente piccola e conseguenza dell’ambiente, non della biologia. È impossibile prendere un cervello e stabilire se sia maschile o femminile, come si può fare, per esempio, per lo scheletro”.

Chissà se Marie Curie avrebbe riso di questi discorsi: prima donna a insegnare alla Sorbonne, la prima e unica donna tra i quattro vincitori di più di un premio Nobel e la prima e l’unica a essersi aggiudicata il premio Nobel su due materie diverse! Caparbia, appassionata, stacanovista, aveva un obiettivo preciso: curare con la radioterapia i feriti e i malati della Prima Guerra Mondiale. Veniva da una famiglia povera e non è mai diventata ricca. Ha studiato da autodidatta fino a che si è trasferita da Varsavia a Parigi… ed è lì che è decollata la sua carriera di studiosa.

Quando le hanno chiesto “Signora Curie, com’è vivere accanto a un genio?”, lei ha risposto: “Non lo so. Lo chieda a mio marito”.

Marie Curie ha cambiato, salvato vite grazie al suo genio.

E no, non è stata l’unica e non è stata un’eccezione: potremmo partire da Ipazia, astronoma e matematica del 300, passare per Rosalind Franklin con la sua scoperta del DNA, fino alla studiosa cinese Youyou Tu, che ha vinto il Nobel per i suoi studi sulla malaria. In mezzo tante tante altre. E non vorrei dimenticare Mileva Marić, prima donna ad aver studiato all’Università di Fisica di Zurigo (al tempo le donne non erano ammesse ma per lei fecero un’eccezione), nota solo per essere stata la prima moglie di Einstein. Nel 1905 pubblicarono a doppia firma articoli sulla relatività e altri studi rivoluzionari, poi Albert la lasciò per un’altra e il nome di Mileva scomparve dalle ricerche fatte insieme.

Marie Curie e tutte queste donne non sono un’eccezione, sono eccezionali. Hanno ignorato, azzerato, scavalcato tutti gli impedimenti e gli ostacoli e gli stereotipi posti dalla società alle donne per essere chi volevano essere.

Il Natale si avvicina, pensate bene a cosa scegliete di regalare alle bambine, perché anche attraverso queste piccole cose si costruisce un futuro diverso.

di Beatrice Gnassi

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