Feminist radar – Masturbazione: dal fruit-fingering ad Erika Lust

Feminist radar – Masturbazione: dal fruit-fingering ad Erika Lust

Maggio è il mese della Vergine e anche il mese dedicato al piacere e, in particolare, alla masturbazione! Ma parlare di autoerotismo è ancora un tabù? In un certo senso, pare di sì!

Stephanie Sarley di Oakland, nel 2016, ha fatto discutere per aver dato inizio a quello che sarebbe poi diventato uno dei suoi progetti artistici più divertenti: Fruit fingering. Tutto è iniziato con un video, postato su Instagram, dove si vedono le sue dita che accarezzano e entrano nel cuore di un’arancia tagliata a metà, esplorandola e facendone uscire qualche goccia di succo. In poco tempo, l’account di Stephanie riceve più di 200mila visioni che l’hanno resa famosa in tutto il mondo tanto che i suoi lavori, che comprendono anche altre riflessioni sulla rappresentazione dell’erotico e della vagina in particolare, sono finiti in prestigiosissimi musei internazionali.

Ciò che incuriosisce è la storia di censure (ben tre!) che ha incontrato il suo primo video, oscurato da Instagram insieme all’account di Stephanie per violazione dei termini di servizio. Gli algoritmi di Instagram lo avevano classificato, infatti, non come materiale artistico ma come pornografia. Secondo l’intervista di Stephanie per Creators ‘questo è ciò che accade quando c’è la censura. Non c’entrava solo il frutto in sé, o qualcos’altro. Instagram ha cancellato la rappresentazione di una vagina in un’arancia, ‘una cosa assurda’. Come si legge nelle sue interviste, tra cui una anche per il The Guardian, le frutto-vagine di Stephanie sarebbero un modo di ‘personificare’ la vagina e di dare voce e spazio artistico al piacere femminile tramite le mani e lo sguardo di una donna.

L’Otto marzo del 2017, esce il primo film prodotto dalla piattaforma Erika Lust, la prima casa produttrice pornografica diretta da una donna. Il corto Insight, girato dal collettivo Le ragazze del porno, ha fatto qualcosa di mai visto prima: ha preso i codici della rappresentazione del piacere femminile, ci ha giocato per poi buttarli nel cestino e creare qualcosa di completamente diverso.

L’ambizione è stata quella di rappresentare il piacere femminile in modo realistico, con silenzi e pause, senza pudore ma anche senza quello sguardo, essenzialmente maschile e standardizzato, che ha – di fatto – distorto il nostro modo di guardare e pensare al piacere. Il cortometraggio ha deciso proprio di partire da una delle categorie più abusate del porno, e cioè il Pink o solo, in cui ragazze dalla pelle di plastica ripetono ossessivamente gli stessi gesti con le stesse medesime pose, per portare una personale e realistica interpretazione dell’autoerotismo, che possa parlare agli uomini e, soprattutto, alle donne.

Voglia di vederlo? Lo potete trovare qui insieme a tutti gli altri della piattaforma Erika Lust!

di Clara Stella

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Follow by Email
Facebook
Instagram